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Il comune di Suno appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Novara

Storia

Suno è presumibilmente di origine romana, anche se i primi nuclei abitativi erano preesistenti, formati da cacciatori, pescatori e piccoli agricoltori che decisero di stanziarsi in quest'area a ridosso delle colline novaresi e attraversata da corsi d'acqua. Nei secoli la zona è stata crocevia di molti popoli di origine barbara: Liguri, Levi, Viconzi, Umbri, Marici e Insubri. Ai Marici -antico popolo ligure della provincia di Pavia e Alessandria- si fa risalire il nome di un nucleo abitativo confinante con Suno, Mezzomerico o Meta Maricorum: ciò fa presupporre che anche Suno vanti alcune radici maricee. Con l'avvento dell'Impero Romano, Suno, allora chiamato Xuno o Xunum, divenne colonia e municipio romano. A testimonianza di questo vi sono i numerosi ritrovamenti di monete e manufatti tipici di quel periodo (are, lapidi, iscrizioni romane) nella zona circostante l'attuale chiesa di San Genesio ma anche in altre zone periferiche per un raggio abbastanza ampio. Ciò fa supporre che in quell'epoca Suno non fosse un unico agglomerato ma un insieme di frazioni. Di rilevante importanza era la Via Settimia, in funzione dal 196 d.C. al tempo dell'imperatore Settimio Severo: essa proveniva dal Regno dei Franchi e, nel suo percorso dai passi transalpini ossolani fino a Roma, toccava anche Suno che oltre che luogo di sosta divenne anche un punto difensivo contro le invasioni transalpine, data la provata esistenza sul territorio di un fortilizio romano che -all'occorrenza- sbarrava l'unica strada di accesso alla pianura padana nel comprensorio novarese. A seguito del crollo dell'Impero Romano ci fu un generale decadimento. Molti monumenti e lapidi furono rimossi, la popolazione dispersa e le colture trascurate. Nei pressi dell'attuale castello vennero scoperte le fondamenta di una fortezza, forse romana, sulla quale sono distinguibili strati di macerie e materiale carbonizzato, conseguenza di distruzioni e incendi. E' indubbia la presenza longobarda già dal 600. I rappresentanti di questo popolo, che secondo gli storici furono i costruttori della chiesa di San Michele, erano seguaci dell'Arianesimo, condannato nel Concilio di Nicea del 325 quando però la dottrina era ormai diffusa tra i cristiani. Presumibilmente, la diffusione dell'eresia a Suno ha lasciato segni nella toponomastica (prato degli Ariani e cimitero degli Ariani), sempre che i luoghi ariani non stiano invece a indicare i riani, cioè aree ricche di acqua e fontanili. Suno è ricordato ufficialmente in una carta del 1014 col nome di Sunum.
Nell'XI secolo un ricco signore di Arles ebbe in visione il martire Genesio originario della stessa città. Fece esumare i suoi resti e seguendo la sua visione arrivò in Italia finché non si fermò a Suno, dove decise di riseppellirlo il 25 agosto di un non precisato anno in una basilica costruita intorno al 900. Queste informazioni si devono a Monsignor Bescapè e al suo Novaria Sacra in cui chiama la gente di Suno "plebem antiquam et nobilem". Suno aveva numerose chiese, segno di religiosità ma anche di rilevanza socio-economica che però venne meno in seguito all'epidemia di peste che si diffuse nella zona tra il 1561 e il 1630. In quel periodo la basilica fu utilizzata più volte come lazzaretto. Nel '600 la famiglia Della Porta ottenne il feudo di Suno e vi costruì un castello nella parte alta del borgo. In quegli anni Suno ospitò il conte Gian Battista Caccia detto il Caccetta, delinquente e assassino per diletto che si circondava di bravi e che venne condannato a morte dagli Spagnoli a Milano nel 1605. Il Caccetta è un personaggio di rilievo se non altro perché molto verosimilmente la sua vita ispirò ad Alessandro Manzoni la figura di don Rodrigo. Nel 1887 l'amministrazione comunale decise di creare una stazione ferroviaria alla Baraggia di Suno per favorire il processo di modernizzazione del paese. Suno ebbe un buono sviluppo nei settori della vinicoltura, della bachicoltura e dell'allevamento bovino. Nonostante ciò all'inizio del Novecento molti sunesi emigrarono in Francia, Germania, Americhe ma anche a Milano, a Torino e nel Biellese in quanto polo del tessile. Durante il fascismo a Suno si impose soprattutto la Confederazione Nazionale Fascista degli agricoltori; il paese rimase rurale e non fu toccato dall'industrializzazione che si stava già diffondendo nei centri limitrofi. Molti sunesi parteciparono alla Guerra di Etiopia e alla Seconda Guerra Mondiale sui fronti africano, balcanico e russo. Per il suo impegno antifascista, a Suno ci furono diverse rappresaglie fasciste tra il 1943 e il 1945. Si ricorda soprattutto la fucilazione di otto ostaggi prelevati dalle carceri del Castello di Novara il 23 agosto 1944, e il 14 dicembre 1944 con la trucidazione di nove civili innocenti tra cui un sedicenne.